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Daniele Bosio

 

Subito dopo la laurea ho iniziato ad avvicinarmi al mondo della promozione finanziaria per pura curiosità più che per personale aspirazione. 

Dopo un periodo svolto come produttore assicurativo per una delle più importanti reti bancarie italiane, nel luglio 2001 ho sostenuto e superato l'esame tenuto dalla Consob per l'iscrizione all'Albo Unico Nazionale dei Promotori Finanziari.

​L'aspetto più coinvolgente che ho individuato nella professione, probabilmente a causa della giovane età e dell’inesperienza, era quello di poter proporre ai clienti potenziali una consulenza vera, basata esclusivamente sui loro bisogni.

Ben presto mi sono reso conto che per la banca questo non era l'obbiettivo principale.

L'obbiettivo delle banche è solo il profitto, subito e ad ogni costo, con una visione di brevissimo termine che non si pone il problema di fidelizzare il cliente. Almeno questa è stata la mia esperienza.

Una volta constatata la realtà, ho cercato di migliorare il mio servizio passando ad una nuova società con la caratteristica del multimarca (in questo caso la più importante in Italia). Inizialmente la situazione era sensibilmente migliorata ma con il tempo, anche le aziende multimarca, hanno cominciato a porre maggiore attenzione ai prodotti di casa e a quelli più speculativi spostando su di questi i maggiori guadagni per i loro promotori finanziari.

La spinta decisiva è stata quando ho capito che anche le banche tradizionali avevano intenzione di cavalcare la "Consulenza".

Ho cominciato a chiedermi come era possibile far pagare una parcella sulla consulenza quando gli strumenti proposti erano quelli prodotti dalla banca stessa o da altre società che riconoscevano alla banca una percentuale sui guadagni.

 Quando ho letto il primo contratto di consulenza partorito dalla mia banca ho letto queste parole: “il Cliente è a conoscenza che la consulenza erogata sarà in Conflitto di Interessi.